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  LA CHIESA MADRE DI TRECASTAGNI
 


LA CHIESA MADRE
(sito ufficiale: http://chiesamadretrecastagni.it.gg/)

Posta sul ciglio di una collina, da cui domina il paesaggio circostante, è visibile anche a diversi chilometri di distanza; dalla terrazza e soprattutto dal campanile si può ammirare lo splendido panorama che abbraccia una tratto della costa orientale della Sicilia, da Taormina ad Augusta, nonché la punta meridionale della Calabria, la Piana di Catania e le prime propaggini dei Monti Iblei.

L’accesso dal lato est, corrispondente all’antico asse viario ( l’attuale Corso Vittorio Emanuele ) è costituito  da   un  erta  e  scenografica  scalinata  in  pietra  lavica

mentre  dal lato ovest ( corrispondente all’attuale via Principe Umberto ) l’accesso è reso possibile da una ripida ma agevole salita.

E’ tra le chiese più antiche del Bosco etneo: la prima menzione storica risale alla bolla di Papa Eugenio IV, datata 31 marzo 1446, in cui è menzionata come già esistente.

Il Vescovo Bonadies, il 15 Novembre 1667 la elevava alla dignità di Arcipretura e Parrocchia, mentre il Vescovo Galletti, il 23 Ottobre 1743 creò in essa un’insigne Collegiata, che venne soppressa nel 1867 dalla legge italiana che incamerò i beni ecclesiali. 

La facciata

Secondo una caratteristica dell’architettura religiosa dei paesi dell’Etna, la facciata è concepita come una quinta che nasconde lo spazio interno

Essa è ripartita da lesene a conci lavici poste su un alto basamento e che sostengono un alto cornicione. Al centro un maestoso portale in pietra lavica, di gusto barocco, sostenuto da colonne binate parzialmente decorate con un motivo a volute e poi scanalate, sormontate da capitelli corinzi, reggono un timpano semicircolare aperto, al di sopra del quale si apre un ampio finestrone litico.

La porta in bronzo è opera dello scultore Girbino ed è stata eseguita nel 1960.

Sul cornicione un timpano triangolare chiuso, che abbraccia la partizione centrale, completa l’architettura della facciata, sormontata dal campanile che, seppur non originale e “fuori stile”, svetta sull’asse della sottostante piazzetta.

Il campanile venne progettato nella seconda metà dell’ottocento dall’architetto Di Stefano, e venne realizzato in pietra bianca di Siracusa.

Vi trovano albergo sei campane di cui la maggiore, del peso di quindici quintali, dedicata a S.Nicola, fu fusa ne

l 1631 dal celebre Domenico Sanfilippo da Tortorici ma, distrutta dalla guerra assieme alle altre, fu rifusa dalla ditta Giustozzi da Trani nel 1951 – 52.

Interno

La chiesa è a pianta basilicale a tre navate, uno slanciato transetto e tre absidi, di cui la centrale di dimensioni maggiori rispetto alle altre due.

 

Il progetto, secondo alcuni studiosi, si ritiene sia stato realizzato da Domenico Gagini, allievo del Brunelleschi, e portato a termine dal figlio Antonello, che cambiò parzialmente il progetto paterno sostituendo le colonne con pilastri, più resistenti alle sollecitazioni sismiche ( due monconi di colonne sono collocati all’interno del vestibolo d’ingresso ).

Lo stile della chiesa richiama alle opere rinascimentali fiorentine che il Gagini ebbe modo di osservare ed ammirare durante il suo soggiorno a Firenze, particolarmente la cappella dei Pazzi e la chiesa di Santo Spirito, opere entrambi del Brunelleschi.

Dopo un breve vestibolo, chiuso da un pregevole cancello in ferro, si accede alla navata centrale, sostenuta da archi e pilastri in pietra lavica e conclusa da un grande arco trionfale in pietra lavica.

Il tetto della navata è a botte, interrotto da lunette finestrate nelle quali sono allocate vetrate istoriate con le figure degli apostoli, mentre nel prospetto interno una vetrata raffigura il Cristo Pantocratore.

Le navate laterali, ornate anch’esse da pilastri e archi in pietra lavica, conservano molte opere: nella navata destra si trovano l’altare e la statua lignea settecentesca della Madonna del Carmelo, la cappella del Sacro Cuore, degli inizi del novecento, l’altare e la statua di S.Giuseppe, opera lignea del settecento, la tela secentesca della Madonna del Rosario; nella navata sinistra si trovano: il fonte battesimale settecentesco in marmo di Taormina con sovrastante pala del Battesimo di Gesù di A.Cirinnà (1953), la tela che raffigura S.Giuseppe, opera settecentesca di scuola napoletana, l’altare e la tela ottocentesca di S.Michele Arcangelo, l’altare e la tela raffigurante S.Agata visitata in carcere da S.Pietro, opera di R.Stramondo (1986), la tela settecentesca della Madonna del Carmelo.

Nel transetto, delimitato dai due archi trionfali in pietra lavica, sul lato sinistro si trova un portale in pietra lavica nel quale è inserita una lunetta con un calco della Pietà del Gagini; nelle quattro finestre sono raffigurati due apostoli e due miracoli di S.Nicola.

Sul lato destro, tramite un arco in pietra lavica, si accede alla cappella di S.Nicola. 

Fino alla metà del ‘900 non poteva dirsi “cappella”: era una modesta “alcova”: l’ambiente, a cui si accedeva da una porta, in quanto l’arco era murato, conteneva soltanto la tela di S.Nicola opera di G. Zacco, incorniciata da un elegante listello di marmo intarsiato e un altare in legno; probabilmente la cappella veniva utilizzata per il servizio di preghiera corale dei canonici.

Durante l’esecuzione dei restauri generali della chiesa, avvenuti nel dopoguerra, che hanno riportato la chiesa all’originale splendore, riportando alla luce la pietra lavica, ricoperta nel seicento con l’intonaco, si decise di prenderla in particolare e doverosa attenzione per agevolare il culto del Patrono tra i fedeli.

Oggi le pareti si presentano decorate con otto semplici lesene in pietra lavica e sormontate da un fascione perimetrale dello stesso materiale; i capitelli delle lesene sono scolpiti e ornati con vari temi.

L’altare e la pedana sono in pietra lava, e soprattutto l’altare, con i suoi archi, richiama il motivo ornamentale della navata centrale.


Una nicchia accoglie il seicentesco simulacro di S.Nicola, che recentemente è stata arricchita da una porta di legno con dei riquadri raffiguranti la vita ed i miracoli di S. Nicola. Il primo a sinistra raffigura il dono della dote alle tre fanciulle destinate alla prostituzione; il secondo a sinistra raffigura S. Nicola che salva i marinai dalla tempesta del mare; il terzo a sinistra raffigura la gloria di S. Nicola ed il suo Patrocinio sulla Città di Trecastagni; il primo a destra rappresenta il miracolo dei tre fanciulli; il secondo a destra rappresenta S. Nicola  al Concilio di Nicea 325 d.c.; il terzo ed ultimo a destra rappresenta l'incotro ecumenico tra la chiesa d'oriente e d'occidente essendo S. Nicola Santo dell ecumenismo tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa

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Nell’abside centrale si possono ammirare il maestoso altare maggiore settecentesco in marmo, il coro ligneo pur esso settecentesco, e soprattutto il grandioso organo, realizzato nel 1725 e rimaneggiato nel 1824, contenuto in una ricca cassa lignea dorata e preceduto da una balaustra lignea.

La navata destra è conclusa dalla cappella del SS.Crocifisso, adornata alle pareti da stucchi in gesso rappresentanti scene della passione, e con al centro la scena della crocifissione, in cui spicca il Crocifisso ligneo del settecento.

La navata sinistra termina nella fastosa cappella del SS.Sacramento, in cui risalta lo splendido altare in marmo intarsiato del settecento, mentre alle pareti gli stucchi settecenteschi rappresentano temi eucaristici. Le due cappelle sono state realizzate entrambe dopo il terremoto del 1693.

 

 
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